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Rubrica curata dalla Pasticceria Charlot - P.zza Madonna delle Grazie - Cardito (NA)

 

 

 

 

 


La sfogliatella


 

                                          “Paste enormi, piene di crema e di panna,

                                     sfogliatelle napoletane, da farci un peccato.”

 

Questo lo scriveva il grande Alberto Moravia.

Mentre per la cabala corrisponde al numero 38

"e mmazzate e a’ sfugliatella"

che è l’amaro e il dolce.

 

     Guardapò di a chisti duie

     Ca ‘e controra nun s’allucca!

     M o’ aggio avuta na canesta,

     m’ha mannata ‘a croce ‘e lucc!

     Songo certi sfogliatelle!

     Quann’è ogge ca ‘e spartimmo,

     di a sti guappe, ‘e parta mia,

     ca ccà guappe ‘unn ne vulimmo!

 

Questo lo diceva Ferdinando Russo

 

Grandi nomi della letteratura hanno scritto sulla regina del dolce napoletano.

Ma ci siamo mai chiesto chi è l’inventore di questo dolce che oggi domina in tutte le pasticcerie napoletane?. Ecco una breve storia dell’inventore.

È un mistero che dura da circa 20 secoli. Si dice che tra le oscure volte della grotta, le caste sacerdotesse, avvolte in impalpabili e candidi veli, ricrearono l’atmosfera carica di suggestioni mistico-sensuale che aveva coinvolto per secoli le popolazioni asiatiche ed elleniche.

Così come la scelta degli ingredienti richiama la purezza, una simbologia fatta di zuccheri e aromi, offre alle ancelle lo spunto per celebrare il culto della carità.

Il pasticcino di forma triangolare, che richiama l’organo genitale femminile, rappresenta il dono più adeguato da offrire alla grande madre al culmine di una celebrazione religiosa che si trasforma con il passare delle ore, in un ardito e magico festino.

Comincia qui la millenaria storia della sfogliatella.

Ecco come ce lo racconta Annamaria Ruso e Ciro Sabatino nel libro – Madame sfogliatella –

La “soffiata” delle principessine di Cellamare.

 

L’anno è il 1624, la città e Napoli, l’atmosfera è quella di fine marzo e in uno dei più noti e splendidi palazzi di Chiaia le principessine Aurelia, Maria ed Eleonora, tre delle sette figlie di Nicola Giudice, Principe di Cellamare e Duca di Giovinazzo, vengono per la prima volta a conoscenza di un foglietto che porta l’intestazione di un prestigioso convento, il Croce di Lucca.

Questa fu la prima fuga di notizia tanto che dovette intervenire Suor Maria Bernardo Zufia, la Priora con un documento ufficiale, un invito alla discrezione delle tre sorelle colpevole di aver infranto le regole del silenzio che da sempre si conviene e circonda la vita claustrale.

Su Aurelia, Maria ed Eleonora, pesa un’accusa infame, quella di aver svelato uno dei più antichi segreti del monastero di Croce di Lucca, la misteriosa ricetta della sfogliatella.

 

Custodita per anni e con estremo rigore, la lista degli ingredienti e le fasi della lavorazione del dolce, varcano definitivamente le mura claustrali per finire nelle cucine degli altri ordini religiosi.

Così le tre sorelle passarono alla storia come le delatrici della ricetta della sfogliatella.

E come il segreto di Pulcinella le suore del convento svelarono, ai parenti più stretti, come stendere con le proprie mani la pastasfoglia mescolando la ricotta, la semola, lo zucchero, le uova e i canditi.

 

Grazie alla “Pasticceria Charlot”- Piazza Madonna delle Grazie – che saputo della storia della prestigiosa ricetta, facendone lei stessa tesoro, con pochi accorgimenti tecnici produce prelibate sfogliatelle sia ricce che frolle e fantastiche code di aragosta – un vanto per la Pasticceria e Cardito - 

Pubblichiamo la ricetta e le varie fasi della lavorazione della regina dei dolci. La sfogliatella.

 

 
             
   

 

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