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Etimologia:
Biagio = bleso,
balbuziente, dal latino
Emblema:
Bastone
pastorale, Candela, Palma, Pettine per lana
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C’è una sua statua anche su una
guglia del Duomo di Milano, la città dove in passato il panettone
natalizio non si mangiava mai tutto intero, riservandone sempre
una parte per la festa del nostro santo. (E tuttora si vende a
Milano il “panettone di san Biagio”, che sarebbe quello avanzato
durante
le
festività natalizie). San Biagio lo si venera tanto in Oriente
quanto in Occidente, e per la sua festa è diffuso il rito della
“benedizione della gola”, fatta poggiandovi due candele incrociate
(oppure con l’unzione, mediante olio benedetto), sempre invocando
la sua intercessione. L’atto si collega a una tradizione secondo
cui il vescovo Biagio avrebbe prodigiosamente liberato un
bambino da una spina o lisca conficcata nella sua gola.
Vescovo, dunque. Governava, si ritiene, la comunità di Sebaste
d’Armenia quando nell’Impero romano si concede la libertà di culto
ai cristiani: nel 313, sotto Costantino e Licinio, entrambi
“Augusti”, cioè imperatori (e pure cognati: Licinio ha sposato una
sorella di Costantino). Licinio governa l’Oriente, e perciò ha tra
i suoi sudditi anche Biagio. Il quale però muore martire intorno
all’anno 316, ossia dopo la fine delle persecuzioni. Perché?
Non c’è modo di far luce. Il fatto sembra dovuto al dissidio
scoppiato tra i due imperatori-cognati nel 314, e proseguito con
brevi tregue e nuove lotte fino al 325, quando Costantino farà
strangolare Licinio a Tessalonica (Salonicco). Il conflitto
provoca in Oriente anche qualche persecuzione locale – forse ad
opera di governatori troppo zelanti, come scrive lo storico
Eusebio di Cesarea nello stesso IV secolo – con distruzioni di
chiese, condanne dei cristiani ai lavori forzati, uccisioni di
vescovi, tra cui Basilio di Amasea, nella regione del Mar Nero.
Per Biagio i racconti tradizionali, seguendo modelli frequenti in
queste opere, che vogliono soprattutto stimolare la pietà e la
devozione dei cristiani, sono ricchi di vicende prodigiose, ma
allo stesso tempo incontrollabili. Il corpo di Biagio è stato
deposto nella sua cattedrale di Sebaste; ma nel 732 una parte dei
resti mortali viene imbarcata da alcuni cristiani armeni alla
volta di Roma. Una improvvisa tempesta tronca però il loro viaggio
a Maratea (Potenza): e qui i fedeli accolgono le reliquie del
santo in una chiesetta, che poi diventerà l’attuale basilica,
sull’altura detta ora Monte San Biagio, sulla cui vetta fu eretta
nel 1963 la grande statua del Redentore, alta 21 metri.
Dal 1863 ha assunto il nome di Monte San Biagio la cittadina
chiamata prima Monticello (in provincia di Latina) e disposta sul
versante sudovest del Monte Calvo. Numerosi altri luoghi nel
nostro Paese sono intitolati a lui: San Biagio della Cima
(Imperia), San Biagio di Callalta (Treviso), San Biagio Platani
(Agrigento), San Biagio Saracinisco (Frosinone) e San Biase (Chieti).
Ma poi lo troviamo anche in Francia, in Spagna, in Svizzera e
nelle Americhe... Ne ha fatta tanta di strada, il vescovo armeno
della cui vita sappiamo così poco. Fonte:
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